Sentimento dello spazio

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Luoghi: Istria 3 agosto 2013

Filed under: geopolitica,libri,mediterraneo,silenzio — Sentimento dello Spazio @ 07:31

L’Istria è un luogo di respiro, un luogo di riposo, un confine. Per Bora Ćosić, Mirko Kovač e altri scrittori belgradesi, durante gli anni di guerra di fine Novecento, è stato il luogo dell’esilio interno. Per molti intellettuali del melting pot jugoslavo anche uno spazio simbolico. Che gli smottamenti della storia e della politica non sono riusciti a distruggere. La sua multietnicità ricorda la Jugoslavia, la sua decadenza si nutre di un senso di nostalgia che condensa il mito mitteleuropeo jugoslavo e comunista.

L’identità spaziale dice quanto l’ambiente possa essere vissuto come un nemico e una minaccia, sentirsi in-place è l’obiettivo di ogni processo di integrazione, l’Istria riesce a trasmetterlo a chi viene da vicino e da lontano. È ancora recente la ricerca del rapporto che si stabilisce con il luogo come “uno spazio fisico che ha acquisito un significato soggettivo per l’individuo” (cfr. T. G. Gallino, Luoghi di attaccamento. Identità ambientale, processi affettivi e memoria, Raffaello Cortina Editore, Milano, 2007) e con il quale dunque si instaura un legame affettivo. Le mete di vacanza sono un’occasione per scoprire le nostre tipologie di attaccamento ai luoghi –  emotivo-familiare, estetico, funzionale, socioemotivo, cognitivo-culturale.

1069342_10200135108483812_274598738_nLe mie due lingue croato-italiano qui sono una sola. In Istria sono bilingui quasi tutti, il 90% circa della popolazione usa l’italiano tutti i giorni (Il Piccolo di Trieste vende tremila copie con La voce del popolo). E dato che gli italiani oggi sono poco più di ventimila, in ogni caso una minoranza, è facile accorgersi, a Pola come a Fiume, a Motuvun come a Buzet, quanto la lingua di Dante sia “veicolare” per gli autoctoni e i turisti, gli scrittori e i camerieri. Il dialetto veneto dei più anziani, l’istriano ciacavo degli etnografi locali e l’istrioto dignanese delle poesie di Loredana Bogliun, così come l’italiano televisivo dei ragazzini, sono pezzi di storia e di memoria rimescolati dall’attualità. Così si produce quell’unicum di cui i locali sono così fieri, l’istrianità. La presenza austro-ungarica dopo il 1867, la dominazione fascista, l’esodo di 300, 350 mila italiani tra il 1945 e il 1948, i rovesciamenti della storia d’Europa che qui, ogni volta, ha spostato un confine, hanno reso gli istriani politicamente tolleranti. Il regionalismo è la linea della Dieta democratica istriana che ha lottato contro il nazionalismo del partito di Franjo Tuđman e ora fa parte della coalizione al governo. In Istria, dove i venti di guerra non hanno fatto breccia, le case del “nemico” serbo non sono state né saccheggiate né minate, politici e militari hanno scongiurato ogni violenza. “Appartenere alla cultura italiana” è stato, nel passato prossimo, un modo per fuggire tanto la miseria, quanto un’oppressiva croaticità. La questione del bilinguismo ripropone l’eterno scontro fra centro e periferia, fra i desideri di controllo territoriale della metropoli e l’insofferenza di un’area, divisa fra Slovenia e Croazia, che si sente da tempo una regione europea.

In Istria mi ritrovo outdoor. Dal ritmo della stanza d’analisi, un regolamento spazio-temporale sospeso tra il senza tempo dell’inconscio e i calcoli minuti dell’ora, allo scorrere del ciclo di vita – le stagioni che non ci sono più nella nostra temporalità quotidiana. L’atelier istriano riattiva l’incrocio linguistico dell’incontro con l’altro, piaceri dal sapore d’infanzia. Il tempo dell’estate diventa il segno del limite umano.

“Luogo di accesso e sprofondamento della mente nella dimensione fisica del lavoro, l’atelier è un limen, una porta. Tutte le volte che vi si penetra, è come se ci si addormentasse rispetto al mondo circostante e ci si risvegliasse nell’opera, avendo unicamente l’opera per orizzonte e per lingua. L’atelier non è né il momento della veglia, né quello del sonno, quanto piuttosto il momento di transizione da una fase ad un’altra: la condizione piuttosto inafferrabile del cambiamento”

(in Elisabetta Orsini, Atelier. I luoghi del pensiero e della creazione, Moretti&Vitali 2012).
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Terracarne. Viaggio nei paesi invisibili e nei paesi giganti del Sud Italia 3 gennaio 2012

Filed under: abitare,geopolitica,libri,paesologia,psicogeografie,viaggio — Sentimento dello Spazio @ 16:35

TerraCarne, di Franco Arminio, poeta, scrittore, regista e paesologo. Il libro, edito da Mondadori (Strade Blu), è un viaggio che parte dalle piccole realtà interne della provincia irpina ma si “estende” anche ad altre realtà della Campania, della Pianura Campana sino ad “espandersi” oltre i confini regionali, inoltrandosi nella terra della Capitanata (Daunia) quindi la parte settentrionale della Puglia, comprendente il Tavoliere delle Puglie, il Gargano e il Subappennino Dauno. Un viaggio di “conoscenza” che arriva anche nei piccoli borghi caratteristici della Lucania.

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Un mosaico dai confini mobili 30 ottobre 2011

Filed under: antropologia,geopolitica,libri — Sentimento dello Spazio @ 10:38

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Le mappe di Laura Canali, cartografa di Limes 12 settembre 2011

Filed under: geopolitica,mappe — Sentimento dello Spazio @ 16:41

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The Mediterranean Approach 9 giugno 2011

Filed under: antropologia,arte,geopolitica,mediterraneo,mostre,psicogeografie — Sentimento dello Spazio @ 13:35

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Un’espressione geografica 26 maggio 2011

Filed under: antropologia,arte,geopolitica,mappe,mediterraneo,mostre,psicogeografie — Sentimento dello Spazio @ 08:04

In occasione delle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia, la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo presenta la mostra Un’Espressione Geografica.

Partendo dalla definizione “Espressione Geografica“ la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo desidera riflettere su come oggi, in un mondo globale dove lo scambio fra le culture e le economie ha cancellato l’antico concetto di confine, la geografia di una nazione sia ritornata a essere un argomento estremamente attuale. Un’Espressione Geografica sarà il risultato di un viaggio in Italia intrapreso da venti artisti, provenienti da diverse nazioni europee, ognuno in una delle venti Regioni italiane. Ogni artista sarà accompagnato nel suo viaggio da un giovane corrispondente della Regione prescelta, che lo guiderà attraverso il territorio di quest’ultima rivelandone l’identità e le specificità. Gli artisti si trasformeranno così in Goethe contemporanei per interpretare, attraverso il loro linguaggio individuale, l’Italia di oggi. Un’Italia vista ed esplorata in profondità, scannerrizata con gli occhi di chi vive altrove. Il loro viaggio toccherà infatti i luoghi più interessanti e significativi di ogni Regione e permetterà agli artisti di entrare in contatto con la ricchezza e la varietà delterritorio italiano. La peculiarità di ciascuna Regione sarà la fonte ispiratrice per la creazione di nuove opere d’arte, intimamente legate all’esperienza dei luoghi visitati. Inseguito alle ricerche sui territori regionali, gli artisti saranno infatti chiamati a creare una nuova opera, che sarà esposta in una grande mostra collettiva alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino. Le opere appariranno così agli occhi dello spettatore come un grande diario di viaggio, trasformando il visitatore di Un’Espressione Geografica in un viaggiatore contemporaneo: le storie, le esperienze, le sensazioni raccolte in ciascuna Regione saranno al centro anche dell’esperienza del visitatore della mostra, che potrà riscoprire da prospettive inedite e inaspettate il nostro Paese.

La peculiarità di ciascuna Regione sarà la fonte ispiratrice per la creazione di nuove opere d’arte, intimamente legate all’esperienza dei luoghi visitati. Inseguito alle ricerche sui territori regionali, gli artisti saranno infatti chiamati a creare una nuova opera. Le opere appariranno così agli occhi dello spettatore come un grande diario di viaggio, trasformando il visitatore di Un’Espressione Geografica in un viaggiatore contemporaneo: le storie, le esperienze, le sensazioni raccolte in ciascuna Regione saranno al centro anche dell’esperienza del visitatore della mostra, che potrà riscoprire da prospettive inedite e inaspettate il nostro Paese.

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Saluti da L’Aquila 28 aprile 2011

Filed under: abitare,antropologia,arte,geopolitica — Sentimento dello Spazio @ 10:14

I media non parlano più molto di L’Aquila. Devastata dal terremoto due anni fa, il capoluogo abruzzese non sembra più essere materia di interesse internazionale, ma solo un’altro problema italiano con tutte le sue controversie legate a eredità storica ed alloggi per i terremotati.

Saluti da© L’Aquila è un progetto dell’artista Giuseppe Stampone, nato in Francia e attivo tra Milano e New York.
Stampone ha visitato le aree maggiormente colpite dal sisma ed ha documentato il proprio viaggio con una serie di foto, poi trasformate in cartoline (ricordi di quello che era un posto bellissimo, esempio della storia italiana) destinate ad una lista di personaggi potenti ed influenti in tutto il mondo. Da politici come Barack Obama, Silvio Berlusconi ed Angela Merkel a giornalisti, registi, filosofi, artisti ed imprenditori come Bill Gates e Mark Zuckerberg (entrambi i quali hanno recentemente dichiarato che devolveranno la metà del proprio patrimonio in beneficienza).

Nella sua semplicità, il progetto mira a rinnovare l’attenzione dei media verso il problema, attraverso l’evidenza della sua persistenza. Facendo il gesto vero e proprio (ma anche simbolico) di spedire le cartoline, Stampone rivendica la catastrofe come questione internazionale, un’emergenza degna di copertura mondiale.
Potete seguire gli aggiornamenti sulla spedizione sul sito del progetto, dove trovate anche la lista completa dei destinatari e potete commentare le immagini.

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