Sentimento dello spazio

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Progetto undici – Appunti del giorno dopo 2 settembre 2012

Filed under: abitare,architettura,mappe,paesologia — Sentimento dello Spazio @ 13:25

 

Abitare in una grande città e abitare in provincia. Vantaggi e svantaggi. La grande città è stata raccontata in libri e film e telefilm. È famosa. Tutti la conoscono e appena fai il suo nome tutti la ricordano. Si gira per la grande città e si guardano i monumenti. Ci sono le guide turistiche e letterarie alle grandi città. Sui libri di storia della scuola si parla della storia delle grandi città. La provincia non la conosce nessuno, nessuno ne parla, nessuno la racconta mai. La città è già stata raccontata, quindi è già stata costruita nella sua dimensione narrativa. Molto difficile dire qualcosa di nuovo, che non sia stato già detto. La provincia è territorio quasi vergine, tutto da esplorare e inventare nella sua dimensione narrativa. Spazio per pionieri, per spiriti avventurosi.

Se ci viene chiesto dove abitiamo, rispondiamo tutti con il verbo seguito dalla preposizione semplice: abito a… e il nome della città o del paese. Correttamente. Fare attenzione alla preposizione. Dire che si abita a Fermignano non vuol dire che si abita Fermignano. Quelle che vengono definite città dormitorio si differenziano in negativo proprio perché sono città nelle quali si può abitare, ma abitare le quali non è possibile. Sembra un gioco di parole. Invece, la possibilità per una città o un paese di essere, non solo complemento di luogo, ma anche complemento oggetto, significa avere non solo un passato, ma anche un futuro.

Accade che la massa intorno al nucleo di una cellula diventi troppo grande, per cui il nucleo si divide e da vita a una seconda cellula, identica alla prima, se non per la sua collocazione spaziale, e con questa interdipendente. Di fatto, la cellula è una sola, ma si muove attorno a due nuclei invece che uno solo. Se il primo nucleo non vuole o non riesce a sdoppiarsi e continua a sopportare la gravitazione intorno a sé di una massa sempre più grande, corre il rischio di essere letteralmente schiacciato e frantumato. Si avrà così un’effettiva assenza di nucleo, le sue funzioni sparse per tutta la cellula e, dove una cellula sana ha normalmente il suo nucleo, uno spazio vuoto, morto, come una specie di cicatrice.

Trovandoci in Italia nella situazione di uno spazio pieno, ovvero ad antropizzazione diffusa, è fondamentale il concetto di città policentrica, altrimenti detta del comune diffuso. In altre parole si tratta di una gestione dei servizi e delle risorse che tenga conto della presenza di tanti piccoli centri urbani distribuiti in uno spazio relativamente piccolo e circoscritto e facilmente identificabile, come può essere quello della vallata di un fiume o un certo versante di una montagna. Sarà ingestibile da parte delle amministrazioni la presenza di ogni servizio al cittadino in ogni singolo comune. Sarà più saggio sfruttare le peculiarità e le preesistenze di ogni centro in modo tale da rendere diffusi i servizi sul territorio, risparmiare risorse per migliorarli e agevolare lo spostamento dei cittadini da un centro all’altro per poter senza difficoltà usufruire dei servizi stessi.

Esiste in ognuno di noi un paesaggio interiore. Così lo chiamava Montale. Un uomo potrà viaggiare, potrà vedere mille luoghi diversi, conoscere mari, montagne, foreste, città o chissà cos’altro. Ma nel suo cuore avrà sempre lo stesso paesaggio. Che non è per forza quello in cui si è nati o si è vissuti per più tempo. È un’immagine indelebile che si è creata dentro di noi, che quel paesaggio ha lasciato in noi come se avesse impressionato una lastra fotografica. Scrivendo e parlando, ovunque ci troviamo, scriviamo e parliamo sempre della stessa piazza, della stessa strada, della stessa casa.



Una volta ci siamo trovati a parlare di come sarebbe se a Fermignano ci fosse il mare. Decidemmo che la linea del fiume fosse in realtà la linea della costa e quindi tutto quello aldilà del fiume non ci fosse più. Niente di tragico, sarebbe stato così da sempre, mica un mare te lo inventi in cinque minuti. O magari sì, è possibile, ma non è questo il caso.
Ci tenevamo la torre come faro e l’ex mattatoio come lazzaretto, la vela della LAR come moschea e chissà che risse e che sbronze avrebbero fatto i marinai per i vicoli del quartiere del porto. Una città di pirati come si vede nei film o come ci si immagina certe città dell’oriente.
Ma la Fermignano marittima sarebbe potuta esistere solo in un tempo ormai lontano. C’era invece un’altra città che poteva essere magari meno romanzesca, certo, però più possibile, più a portata di mano, anche più imprevedibile, ed era la Fermignano del 2011. Allora ci siamo messi a raccontarla questa città, questa Fermignano del futuro, nell’anno delle elezioni per il sindaco.
Con una pretesa e una speranza insieme: di portare a chi legge la voglia di inventarsi anche loro la città che vogliono, o anche solo di camminare col naso all’insù, da oggi in poi, per cercare quello che si sono dimenticati in tutti questi anni che vivono a Fermignano e si sono abituati alle vie e alle case, con la fantasia giusta e necessaria e un po’ spericolata, perché tanto, accanto a quello che raccontiamo noi, ci sono i seri e concreti e responsabili programmi politici di chi amministra o si candida ad amministrare Fermignano. Giusto?
Quindi senza paura e con un po’ di tempo libero da spendere vogliamo provare a raccontare che no, è vero, a Fermignano il mare non c’è, ma che neanche abbiamo bisogno che ci sia per godercela.

Progettoundici sono Marco Genga e Jonathan Pierini. Dal 2011 realizziamo – attraverso la scrittura e le sue forme rappresentative e l’immagine – progetti che costituiscono luoghi testuali e interagendo con i luoghi fisici propongono racconti alternativi, scenari comportamentali nuovi, aperture di prospettive e dialoghi.
Di base a Fermignano (Pesaro e Urbino, Marche, Italia), siamo convinti che più della differenza fra grande città e piccoli centri sia importante la consapevolezza che ogni luogo è potenzialmente infinito e che ogni intervento su di esso debba prevedere una riflessione tanto lenta e attenta da far emergere tutte le possibili connessioni e conseguenze dell’intervento stesso.
Con i nostri progetti indipendenti e in collaborazione con privati, aziende e amministrazioni pubbliche proponiamo esempi e strumenti per sviluppare questa consapevolezza e favorire questa riflessione.

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