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Suggestioni da Kassel 27 agosto 2012

Filed under: arte,eventi,mostre — Sentimento dello Spazio @ 10:56

dOCUMENTA, rigorosamente con la d minuscola è  la kermesse d’arte contemporanea più interessante e tuttavia la più importante. Solo Manifesta e La Biennale di Venezia sono considerate al suo pari per indipendenza commerciale e visione. dOCUMENTAha però un paio di elementi in più. Primo, è rara.  A differenza delle biennali cade ogni cinque anni: c’è tutto il tempo per creare e coltivare aspettative di ogni sorta.
 Secondo, ha una storia suggestiva. Nel 1995 i grandi d’Europa decisero di istituire un fiera di arte contemporanea e scelsero Kassel, una mediocre cittadina dell’Assia settentrionale che fu rasa al suolo durante la seconda guerra mondiale, in quanto sede principale della produzione bellica della Germania nazista.

La curatrice Carolyn Christov-Bakargiev spiega che dOCUMENTA(13) non nasce dalle Esposizioni Universali dell’era coloniale ma dal trauma del secondo dopoguerra, dall’intreccio di distruzione e ricostruzione. Subito al lavoro, fin dal momento della nomina, Carolyn, nata negli Stati Uniti da madre italiana e artisticamente cresciuta in Italia, ha riunito a Kassel filosofi, matematici, botanici, scienziati di ogni genere e natura, storici, antropologi, poeti, musicisti, economisti e naturalmente artisti provenienti da cinquantacinque diversi paesi. Ha organizzato incontri e workshop qua e là nei musei del mondo, pubblicato quaderni e relazioni, scritto e ricevuto lettere con carta e penna come si faceva una volta.


E non solo Kassel. dOCUMENTA(13) travalica i confini geografici. Da Kassel a Kabul, da Banff fino ad Alessandria d’Egitto. Quattro luoghi, evocati da molte opere, sono le sedi extraeuropee in cui parallelamente a Kassel si sono svolti e continuano a realizzarsi una serie di seminari, mostre e dibattiti che approfondiscono le riflessioni aperte da questa importante kermesse.

Le corrispondenze epistolari, la condizione di ritiro, di reclusione,  di esodo e il significato delle parole distruzione e ricordo, sono i fili conduttori di dOCUMENTA(13).

“dOCUMENTA(13) non pretende di risolvere i conflitti ma non evita le contraddizioni, anzi presuppone che solo accettandole è possibile trovare un ruolo per la cultura entro le dinamiche conflittuali delle società globalizzate, un ruolo per le pratiche contemporanee di qualcosa che finora abbiamo definito “arte”. Questo è il punto: la mostra è diversa da tutte le altre perché si interroga sul senso dell’arte e cerca le risposte nel mondo, attraverso antropologia, sociologia, politica, indagando le scienze, la tecnologia, la genetica, la biologia, la fisica quantistica, lo spirito hacker e le controculture, la creatività con cui l’eredità culturale identitaria massacrata dal colonialismo trasforma strumenti di morte in strumenti di cura”[1].


dOCUMENTA(13) è un pellegrinaggio. Il kit di sopravvivenza consiste in una mappa e un librone-guida di 536 pagine che raccoglie tutte le opere degli artisti. Ci si sposta, a piedi, in bicicletta o con il tram d(13) nelle varie sedi dislocate nella città, oltre trenta siti, alcune insoliti come il Museo delle Scienze o la Casa dei fratelli Grimm.

Il luogo di partenza solitamente è il Fridericianum, tempio di ogni dOCUMENTA. Tra le opere che ci connettono a Kabul vi troviamo l’opera del messicano Mario Garcia Torres che è diventata un punto di riferimento importante di dOCUMENTA(13). Attraverso la dimensione itinerante del viaggio, l’artista indaga la vicenda del One Hotel, l’albergo aperto da Alighiero Boetti nella capitale afgana durante gli anni Settanta. Decentrando il suo lavoro a Kabul, Boetti fu uno dei primi artisti che, trasferendo geograficamente il suo centro di attenzione, anticipò concettualmente una realtà in cui l’Occidente cessava di essere il sistema culturale dominante.

Mentre il Fridericianum Museum e le sedi accanto costituiscono la parte intellettuale della mostra, la stazione dei treni Hautbanhof si rivela esserne il contrappunto emotivo, dove le opere sono inserite in un contesto ambientale romantico e decadente, animate da un’emotività intima, celata dalla memoria dei treni carichi di ebrei deportati nei campi che partivano da questa stazione.

Gli artisti Janet Cardiff e George Bures Miller, invitano i visitatori a fare una passeggiata attraverso la stazione ferroviaria di Kassel intrecciando storia, poesia e realtà. Mediante la visione del video Alter Bahnof Video Walk ci si sposta con iPhone e cuffie seguendo le parole di Janet Cardiff che ci guida negli stessi luoghi in cui le storie nel video vengono narrate. Seguendo le immagini in movimento si tenta di inquadrare la scena come se fossimo l’operatore della macchina da presa, verificando una strana interazione tra realtà passata e presente: ciò che effettivamente sta accadendo all’interno della ferrovia risulta alterato da quello che è narrato e visualizzato nel video. Davvero Sentimento dello spazio.





Tra i binari si cerca ad orecchie ben aperte l’installazione sonora You are not alone dell’artista scozzese Susan Philipsz che si apre verso una natura urbanizzata. L’artista prende in prestito una composizione per archi del musicista cecoslovacco Pavel Haas. Da quel binario fu portato al campo di concentramento. Lì scrisse la sua musica. Hitler gliela fece suonare davanti ad una macchina da presa per dimostrare che nei campi di concentramento si stava bene. Consiglio di ascoltarla seduti o sdraiati  su una panchina per tutta la sua durata. 13 minuti.




A dOCUMENTA (13) la vegetazione è energia vitale che assume una certa valenza politica nel contesto di una mostra che pone esplicitamente tra le sue premesse i principi della decrescita. Afferma la curatrice, “la visione di dOCUMENTA(13) è olistica e non-logocentrica, cioè scettica nei confronti del credo persistente nella crescita economica. Tale visione è condivisa, e riconosce, le forme e le pratiche di conoscenza di tutti gli agenti del mondo, animati e inanimati, incluse le persone”. Non mancano, infatti,  contenuti ecologici e o animalisti, come l’idea che l’antropocentrismo abbia sottomesso con violenza piante e animali, espresso con chiarezza nel giardino delle farfalle della biologa e teologa Kristina Buch, qui i visitatori possono vedere bruchi nei loro bozzoli, esempio che si lega anche al tema della ricostruzione.

Arrivando nella zona del Grand City Hotel Hessenland,  troviamo l’opera di Theaster Gates. Una vecchia casa abbandonata nel centro della città è stata rianimata dalla presenza dell’artista e dei suoi amici musicisti. 12 Ballads for Huguenot House è un progetto ambizioso, che connette due luoghi lontani: Kassel e Chicago, la sua città. A Kassel, come aveva fatto nella sua città, ha creato un luogo dove stare, ha cominciato a restaurarla e a raccogliervi le cose che la gente butta via. Nelle camere da letto, cucine, piccoli studi di registrazione, abitano installazioni, video, incontri e musicisti che cantano blues, rock, rap e gospel nei video e live. Un luogo di musica e di immagini dove puoi prendere il tè e anche dormire. Mentre mi aggiravo sui tre piani dell’edificio, due ragazze stavano facendo colazione. Davvero Sentimento dello spazio.


Dalla casa di Gates si scende in cortile e si entra in una stanza interamente buia che ci porta dentro l’avvolgente ed appassionante opera di Tino Sehgal. Un susseguirsi di canti a più voci, bisbigli scanditi ritmicamente da schiocchi di dita e balli di un ristretto gruppo di persone, circondano e attirano lo spettatore magneticamente verso il centro della sala. Puoi anche accennare a canticchiare e a muoverti con loro, tanto al buio non si distinguono gli spettatori dai performers!


Prendetevi 4 giorni per visitare dOCUMENTA(13). C’è tempo fino al 16 settembre. Altrimenti potrete solamente assaporare alcune opere teletrasportandovi  là attraverso questi video.





Altre foto e suggestioni da Sentimento dello Spazio




[1] E non dite che non è arte. Dal settimanale “Altri” di venerdì 3 agosto 2012 pp. 18-19



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