Sentimento dello spazio

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Il senso del luogo 30 marzo 2012

Filed under: abitare,antropologia — Sentimento dello Spazio @ 16:32

Primo capitolo del saggio “Sentimento dello spazio. “Geografia affettiva dei luoghi” di Michela Pozzi pubblicato nell’annuario 2010-2011 della Scuola Secondaria Superiore di San Marino



“Lo spazio si pensa, i luoghi si abitano. Lo spazio si attraversa, nei luoghi si sosta. Lo spazio è l’astratto, il luogo il concreto. Tuttavia, il luogo non è solo uno spazio determinato, particolare, definito da coordinate precise. Il luogo è qualcosa che ha a che fare con la memoria, con le emozioni e con il desiderio. Come la città calviniana di Ersilia, i luoghi sono una trama intessuta di rapporti. I luoghi stanno alla storia vissuta, come lo spazio sta al tempo cronometrato. Perciò, mentre i luoghi si riconoscono – si odiano e si amano -, gli spazi semplicemente si misurano. Ne consegue che i luoghi siano, in prevalenza, figure della differenza e della qualità, gli spazi dell’uniformità e della quantità. Nel luogo domina il significato originario del raccogliere e del riunire, nello spazio quello dell’intervallo e, quindi, della separazione, del confine e del conflitto. Ma se anche, per legge, posso farti spazio o negartelo, è solo nel luogo che ti posso accogliere. E’ solo qui, dunque, che l’ospitalità può aver luogo” [1].

“Lo spazio è in genere inteso come un’estensione indeterminata (una casa, un monte, una stanza) che si pone oggettivamente all’esperienza umana, a differenza del territorio, organizzato e trasformato dagli individui e dai gruppi sociali, che è inteso come un’estensione determinata e generalmente è organizzato secondo rapporti giuridici (questo fiume, la mia stanza, la nostra città). Il luogo, invece, è il territorio per come viene rappresentato nei vissuti soggettivi degli individui e della comunità che lo abitano e lo caratterizzano, con le loro attività, le loro tradizioni, le loro culture. […] E’ nei luoghi, cioè negli spazi vissuti (in cui l’enfasi è più sul vissuto che sullo spazio), che si genera ed articola l’esperienza della soggettività umana”[2].

“Al luogo si può ritornare, allo spazio non avrebbe senso. Il luogo si fa, anche quando è naturale, si fa nella mente dell’uomo che lo riconosce e lo nomina. Lo spazio no, c’è sempre da prima e lo si immagina anche dopo. Il luogo si può alterare e perdere, lo spazio no, il luogo si può ricordare e averne nostalgia, lo spazio no”[3].

I luoghi pertanto assumono la loro importanza non solamente per la frequenza in cui sono utilizzati, ma per l’intensità degli affetti che suscitano e per il contributo che portano alla soddisfazione dei bisogni degli individui.

Secondo Yi-Fu Tuan, uno dei massimi teorici della prospettiva umanistica, la geografia ha come scopo principale quello di studiare il sentimento e le idee spaziali dell’uomo nell’insieme dell’esperienza, attraverso sentimenti, sensazioni e  percezioni nei confronti di spazi e luoghi[4]. Egli evidenzia come il concetto di luogo sia uno dei punti chiave della nuova prospettiva umanistica della geografia. L’interpretazione dello spazio può essere attuata attraverso una struttura di pensiero astratta tramite il linguaggio della matematica e dati quantificabili, il concetto di luogo abbracciato dalla geografia umanistica ha invece diversi significati in base all’approccio utilizzato nell’osservare la realtà, può essere rapportato alla localizzazione, ma a differenza di questa, il luogo è un’entità unica, ha una storia ed un significato, è una realtà che va compresa attraverso la visione delle persone che gli hanno attribuito e gli attribuiscono un valore. Mentre la geografia quantitativa si era soffermata principalmente sullo studio dello spazio oggettivo, astratto, quantificato secondo i principi della geometria euclidea, la geografia umanista concentra invece la sua attenzione sui luoghi, non definibili solamente secondo categorie geometriche, perché importanti essenzialmente come depositari e comunicatori dei valori, dei significati, delle aspirazioni che l’uomo manifesta.

Con il termine place Yi-Fu Tuan indica la propria posizione sociologica nella società e la localizzazione geografica spaziale. Spesso un oggetto geometricamente a noi vicino è considerato emotivamente molto lontano, perciò degli oggetti presenti nello spazio non va considerata solamente la loro localizzazione, ma anche il loro valore emotivo e i significati che l’uomo attribuisce loro[5].

Spesso si parla di spirito o personalità di un luogo, caratteristiche emotive che definiscono il senso del luogo. Le persone dimostrano un senso del luogo quando scelgono ed applicano il loro senso morale ed estetico per posti o località. Con senso ci riferiamo quindi sì alla vista, all’udito, al gusto e al tatto, ma altresì a sensi più profondi che richiedono un contatto diretto ed una lunga frequentazione con l’ambiente come la percezione di sentimenti e la conoscenza che si acquisiscono con il tempo.

La geografa inglese Rose spiega che “l’espressione senso del luogo è usata da molti geografi quando vogliono mettere in risalto come i luoghi siano significativi in quanto punto focale dei sentimenti personali”[6].

Il senso del luogo è spesso talmente radicato nelle persone che non se ne ha coscienza o ci si dimentica di averlo, quasi come spesso ci dimentichiamo della nostra vita organica. È un sentimento latente, pronto a risvegliarsi ed esplodere in determinate situazioni, come con i viaggi ad esempio, perchè “essi aumentano la nostra consapevolezza […] della casa come luogo”[7].

Come lo psicoanalista Paul Schilder notava già nel 1935, “lo spazio […] è in stretto rapporto con istinti, pulsioni, emozioni e azioni”[8]. Possiamo affermare che l’interazione tra psicoanalisi e spazio avvenga nello spazio vissuto e comporti il modo di porre gli affetti. I luoghi, dunque, acquistano significatività psicologica e spirituale grazie alle sensazioni e alle emozioni che essi suscitano e agli affetti che su di essi vengono conservati.

Con personalità o identità del luogo, Yi-Fu Tuan si riferisce alla sua unicità: “i luoghi come gli esseri umani, acquistano caratteristiche uniche nel corso del tempo”[9]. Sono in particolare i luoghi sacri, intrisi di una profonda carica spirituale, ad avere uno spirito poiché si crede che gli spiriti dimorino in essi. Se un luogo che evoca affezione ha personalità, nello stesso senso si può affermare che un oggetto, conferito alla persona che lo possiede, ha carattere e quindi acquisisce una personalità, una forma, un profumo che sono unici[10].

Ed è con il termine genius loci che si indica un’entità soprannaturale legata ad un luogo frequentato dall’uomo. Nel tempo moderno è divenuta un’espressione adottata in architettura per individuare il carattere del luogo: un approccio fenomenologico allo studio dell’ambiente, interazione di luogo e identità.

Tuan propone due tipologie di luoghi, i simboli pubblici, i quali trasmettono il loro significato prevalentemente attraverso l’organo della vista, e i campi d’attenzione che possono essere compresi dall’uomo solo dopo un’esperienza prolungata e, attraverso il coinvolgimento degli altri organi sensoriali, evocano affezione. Possiamo considerare simboli pubblici, i luoghi sacri, i monumenti, le piazze, le città, le opere d’arte e tutti quei luoghi che sono riconosciuti dall’esterno. Essi implicano un tipo di percezione collettiva mentre i campi d’attenzione sono identificabili solamente dall’interno e presuppongono un tipo di percezione individuale concretizzata dopo un periodo di contemplazione ed hanno una particolare valenza emotiva[11]. Anche nel nome delle località è originariamente contenuto lo spirito del luogo: nominare significa riconoscere e ricordare. La toponomastica è ricca di riferimenti per comprendere il rapporto tra l’essere umano e i suoi luoghi, i quali vengono caratterizzati e riconosciuti da elementi identificatori.

La città in cui viviamo, la nostra casa o un luogo di culto, sono luoghi con cui creiamo un legame affettivo persistente, che evolve continuamente modificandosi attraverso il tempo. È soprattutto nei confronti di questi luoghi che si sviluppa il sentimento di topophilia[12], inteso come rapporto di profonda affezione che scaturisce tra il luogo fisico e sentimenti umani. Luoghi avvolti nei nostri sentimenti e nelle nostre emozioni e immersi nelle nostre immaginazioni che diventano parte della nostra sfera esistenziale e della nostra spiritualità.

Il senso di appartenenza al luogo può essere considerato un’esperienza più rara nelle società odierne di quanto non lo fosse in quelle tradizionali o, forse esso si manifesta semplicemente con minore intensità, trovando comunque la propria strada nella complessità del mondo globalizzato. Se è vero che conoscere un luogo e legarsi ad esso in maniera profonda richiede tempo, è altrettanto vero, secondo Tuan, che questo legame si acquisisce in modo inconsapevole e che il tempo stesso, aumentando la nostra familiarità con il luogo,può rendercelo conosciuto al punto da indurci a non guardarlo più con attenzione o interesse. Il tempo, dunque, ha una duplice azione sul legame col luogo: mentre lo rafforza, infatti, né allenta la percezione, spingendo a dare il luogo stesso per scontato. Tuan, tuttavia, ricorda anche che talvolta basta uno sguardo per legarsi ad un luogo, così come è possibile provare attaccamento per luoghi che non si sono mai conosciuti, ma di cui si è soltanto letto o sentito parlare[13].

Analogamente il geografo canadese Edward Charles Relph sostiene che un luogo assume identità attraverso tre elementi: la base fisica, le attività che vi si svolgono ed i significati attribuiti alla base fisica ed alle attività svolte[14]. La differenza tra l’esperienza di un luogo e di una porzione qualunque di spazio è data dal diverso rapporto che l’uomo ha con essi. La prima implica un rapporto di interiorità, mentre la seconda di esteriorità. Il rapporto di esteriorità può essere di tipo esistenziale, implicante un non coinvolgimento conscio, una alienazione da determinati luoghi e dalla gente, in sostanza un senso di non appartenenza; oppure di tipo oggettivo, che si manifesta attraverso una attitudine di distaccamento volontario dal contesto territoriale, sfociante in una separazione tra luoghi e persone; ed infine di tipo incidentale, quando il distaccamento verso i luoghi assume un carattere inconscio ed i luoghi sono considerati solo come sfondo alle attività dell’uomo. Secondo Relph l’interiorità vicaria è quella percezione che proviamo quando sperimentiamo dei luoghi senza visitarli: è possibile infatti, provare delle sensazioni di profondo coinvolgimento e di appartenenza, basate soprattutto sull’immaginazione e le emozioni da questa procurate; l’interiorità comportamentale consistente nell’essere in un determinato luogo e sperimentarlo come un insieme d’oggetti, attività, ambiente, a cui si presta attenzione deliberatamente; l’interiorità introspettiva, che oltre all’attenzione deliberata verso il luogo, comporta una volontà di apertura verso i suoi simboli e le espressioni dei valori culturali di coloro che in quel determinato luogo vivono; l’interiorità esistenziale implica un rapporto inconscio con il luogo, profondamente significativo, quindi un senso d’appartenenza e profonda identità[15].

Il filosofo francese Henri Lefebvre, in riferimento ali spazi vissuti, parla di spazi di rappresentazione in cui la società si rappresenta attraverso le immagini, i simboli, i riti, i totem, in contrapposizione con le rappresentazioni dello spazio legate ai rapporti di produzione, allo spazio concepito e razionale degli scienziati, degli urbanisti che identificano il vissuto ed il percepito con il concepito[16]. “Lo spazio di rappresentazione si vive, si parla, ha un nocciolo o centro affettivo, l’Io, il letto, la camera, l’alloggio o la casa, la piazza, la chiesa, il cimitero. Contiene luoghi della passione e dell’azione, quelle delle situazioni vissute, dunque implica immediatamente il tempo”[17].

Lefebvre distingue quattro spazi di rappresentazione. Lo spazio mitico è lo spazio caricato di valori politico—religiosi nei quali la società si riconosce e riflette la propria struttura di relazioni. Lo spazio sacro è lo spazio di apertura attraverso il quale è possibile il passaggio da una regione cosmica all’altra e la mediazione tra il modo umano e quello divino. Lo spazio monumentale è il centro simbolico di una istituzione che offre ad ogni membro di una società l’immagine collettiva dell’appartenenza ad un gruppo. Lo spazio personale, infine, è lo spazio dell’intimità, dello spazio affettivo, etico, estetico[18].



[1] Tagliapietra, Lo spazio e il luogo. La memoria ospitale, dal Convegno “Spazi del contemporaneo, Alghero, 29 settembre – 2 ottobre 2005

[2] Pezzullo, in M.T. Fenoglio, Andar per luoghi. Natura e vicende del legame con i luoghi, Ananke, Torino, 2007, p. 119

[3] E. Liotta, Su anima e terra. Il valore psichico del luogo, Magi Edizioni, Roma 2005, p. 100

[4] Cfr. Yi-Fu Tuan, Space and place, The perspective of experience, University of Minnesota Press,  Minneapolis, 1977

[5] Ibidem

[6] G. Rose, Luogo e identità: un senso del luogo, in D. Massey, P. Jess ( a cura di), Luoghi, culture e globalizzazione, UTET, Torino, 2001, pp. 65-66

[7] Yi-Fu Tuan, Spazio e luogo. Una geografia umanistica, in Vagaggini (a cura di), Spazio geografico e spazio sociale, Franco Angeli, Milano, 1978

[8] P. Schilder, Psyco—analysis of Space, International Journal of Psychoanalysis, vol. XVI, parte 3, luglio 1935

[9] Yi-Fu Tuan, in Spazio e luogo. Una geografia umanistica, in Vagaggini (a cura di), Spazio geografico e spazio socilale, Franco Angeli, Milano, 1978, p. 117

[10] Ibidem

[11] Ivi, pp. 119—120

[12] Cfr. Yi-Fu Tuan, Topophilia: a study of environmental perception, attitudes and values, Englewood Cliffs, Prentice Hall, 1974

[13] Cfr. Yi-Fu Tuan, Space and place, The perspective of experience, University of Minnesota Press,  Minneapolis, 1977

[14] Cfr. E.C. Relph, Place and placeness, Pion, London, 1976

[15] Ibidem

[16] Cfr. H. Lefebvre, La produzione dello spazio, Moizzi, Milano 1978

[17] Ibidem

[18] Ibidem

 

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