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Occupare i teatri per ricostruire la cultura 26 dicembre 2011

Filed under: architettura,eventi — Sentimento dello Spazio @ 22:34

Teatri, cinema, musei, produzioni rischiano ogni giorno la chiusura. Quelli già chiusi con la promessa di una ristrutturazione non riaprono. Lavoratrici e lavoratori dello spettacolo, di cinema/teatro/danza, artisti/tecnici/operatori, precari e non hanno buttato giù le porte e sono entrati dentro gli stabili riappropriandosi e prendendosi cura di un bene comune abbandonato per restituirlo alla storia della città.


E’ quello che successo di recente al Teatro Valli a Roma, al Teatro Marinoni a Venezia e al Teatro Coppola di Catania.
Sono lavoratori che portano avanti lotte in modo diretto ed autorganizzato contro i ripetuti attacchi al mondo dell’arte e del sapere, contro i tagli non solo alla cultura, ma anche alla scuola, all’università e alla ricerca.
Sono partiti dal senso di disagio crescente e diffuso di chi lavora e vive dentro il teatro, in particolare la percezione di una generazione di giovani artisti e lavoratori di essere esclusi dai luoghi e dalle dinamiche in cui si decide e si progetta la politica culturale, la percezione di una generazione di pagare in termini di sopravvivenza la necessità artistica, etica e civile del proprio lavoro.
Sperimentando nuove forme partecipate e consapevoli di organizzazione del territorio, del lavoro e della creatività collettiva, cercano di ricostruire la propria cultura attraverso le azioni e i modelli che queste azioni producono, per produrre un patrimonio comune di scambio attraverso un modello condiviso di gestione diretta, paritaria e dal basso.

Il 16 dicembre è stato occupato il Teatro Coppola di Catania, primo teatro comunale della città siciliana, un edificio storico costruito nel 1821, distrutto dai bombardamenti del 1943 e poi completamente ricostruito, ma mai ultimato e da anni inutilizzato.
Spiega il musicista Cesare Basile nel suo Diario intermittente d’occupazione: “Dovrei farmi un’idea di quello che sta succedendo ma non mi interessa più di tanto. Sta succedendo. Le donne stanno facendo tantissimo, continuano ad arrivare e a impastare cemento, passare calce, rifanno i muri: amazzoni del cemento le abbiamo chiamate. Qualcuno in città si chiede se siamo comunisti, fascisti, pescatori di frodo o guardie svizzere. Noi ci chiediamo dove trovare mattoni, grassello, legname”. E continua: “Proteggiamo un diritto lavorando. E’ lo sciopero al contrario di Danilo Dolci. Mettiamo in piedi quello che ci serve, senza aspettare che qualcuno lo faccia per noi. Ci organizziamo sui nostri bisogni. Liberi e uguali. Se per vincere servono processi e forche noi preferiamo perdere. A Carrara dicono che anarchico è chi si fa il vino. Noi ci facciamo un teatro”.
Il cantautore Dente è tra i primi artisti a sostenere i lavoratori dello spettacolo che hanno occupato l’edificio comunale di via Vecchio bastione 9. «Riappropriarsi di un posto importante che era stato abbandonato è una piccola azione illegale ma giusta – afferma – Bisogna continuare, perché la situazione è veramente tragica: lo vedo nella città in cui vivo,Milano». La Sicilia, poi, «è curiosa, non è un posto dimenticato, che è quello che pensano le persone che non la conoscono: le cose ci sono, si fanno, sono belle».

«Un gesto meraviglioso perché nasce dai cittadini – scrive loro Manuel Agnelli, cantante degli Afterhours – È un nuovo impegno che parte senza aspettare spinte, anzi determinandole, piccole e grosse che siano». «Grazie a chi sta dando a Catania, a noi, a tutti un’occasione per tornare a vivere», conclude Agnelli.

Anche il rapper torinese Frankie Hi Nrg dà il suo sostegno. «Il ricorso all’occupazione è utile, oltre che necessario – dice – per riuscire a imporre all’attenzione dell’opinione pubblica la questione cultura, ma anche per garantire al pubblico una programmazione alternativa a quella offerta dagli altri teatri».
Perfino Fiorella Mannoia interviene: «Sono con chiunque si batte per mantenere vivo il nostro patrimonio culturale, e quindi sono con voi».


http://www.teatrocoppola.it/
http://www.teatrovalleoccupato.it/


Su Facebook:

Teatro Coppola

Teatro Valle

Teatro Marinoni

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One Response to “Occupare i teatri per ricostruire la cultura”

  1. newwhitebear Says:

    Per questo paese la cultura è un lusso, che in senso lato lo è veramente.
    Si parla di cultura di parte e quindi da strozzare. In realtà la Cultura, quella con la C maiuscola, hon conotazione di parte né di colore.. E’ semplicemente Cultura, patrimonio di tutti noi.


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