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Pane nostro di Predrag Matvejevic 23 marzo 2011

Filed under: antropologia,arte,libri,mediterraneo,natura — Sentimento dello Spazio @ 12:03

Il cibo degli zingari, l’ostia e il corpo di Cristo. Ecco il pane, da prodotto umile a metafora di una civiltà in lotta.


In Pane Nostro (Garzanti, 238 pagine, 19.60 Eu) l’elegante scrittura di Predrag Matvejevic trasforma il più umile dei prodotti in una grande metafora, un ponte tra civiltà diverse, cresciute su sponde opposte dello stesso mare, ma accomunate da un retroterra culturale identico.

Il pane è la manna della terra. Predrag Matvejević narra il grandioso vagabondaggio del grano, la lunga selezione e specializzazione trasmessa dalle generazioni

Così scrive Erri De Luca nella postfazione del libro dell’autore bosniaco, oggi professore ordinario di slavistica all’Università La Sapienza di Roma, dove vive.

Pubblicato da Garzanti, il libro è il frutto di vent’anni di lavoro, nonché di un ricordo d’infanzia.

L’autore racconta che quando era un bambino suo padre lo mandava di nascosto a portare un po’ di pane a tre prigionieri tedeschi che pativano la fame: a ricambiare un gesto analogo, quando il padre, ai lavori forzati in Germania, era stato rifocillato da un pastore protestante.

E’ un grande racconto, ricco di sapienza e di poesia. Abbraccia l’intera storia dell’umanità: dal giorno lontano in cui i nostri antenati si stupirono per la simmetria dei chicchi sulla spiga, fino a oggi, quando miliardi di essere umani ancora soffrono la fame e sognano il pane, mentre altri ne sprecano in abbondanza.

Sulle rive del Mediterraneo, dalla Mesopotamia alle tavole del mondo intero, il pane è stato il sigillo della nostra alimentazione occidentale. Ha accompagnato, anche nella forma della galletta o della focaccia, i viaggiatori, i pellegrini, i marinai…

Si è ritrovato al centro di dispute sanguinose e infinite: le guerre per procacciarsi il cibo, le lunghe controversie sul pane – lievitato anziché azzimo – da usare per la comunione. Perché il pane è anche simbolo, al centro del rito. E lo si ritrova, nelle sue mille verità, in molte opere d’arte, dall’Antico Egitto alla pop art.

Raccontando questa saga sul pane, come nel suo «geniale, imprevedibile e fulmineo Breviario mediterraneo» (Claudio Magris), Matvejević ci parla di Dio e degli uomini, della storia e dell’antropologia, della fame e della ricchezza, della guerra e della pace, della violenza e dell’amore. Quella che ci regala Pane nostro è una saggezza spesso temprata nel dolore, ma sempre piena di speranza.

«Anche se saga è una parola nordica – spiega Matvejevic – ho tentato di scrivere proprio una grande saga sul pane, evitando di essere scientifico e accademico, senza ricorrere a note e formalismi. Ho avvicinato un discorso antropologico a un approccio sociologico e insieme teologico: si pensi alla lotta dei popoli per il pane, al pane come eucarestia e corpo di Cristo, che diventa ostia per i cattolici e assolve a funzioni rituali nelle altre religioni. Man mano che si scopre la metafora, il piano poetico – la scrittura – fa da collante e unisce tutti gli aspetti, portandoli a un livello più profondo: il significato del pane come fatto culturale».

Così, con calma e pacatezza, il pane nostro si amplia e sfocia nel rito dell’accoglienza, nella radice comune di tutti i popoli, anche oltre il bacino del Mediterraneo. Spiega lo scrittore: «Il successo di Breviario mi ha permesso di approfondire con degli studi e dei soggiorni in Mesopotamia tutte le tematiche che mi portavo dentro da almeno trent’anni. Ho imparato la lingua e la cultura islamiche, ho persino conseguito un dottorato in arabo e mi sono reso conto di come culture lontane avessero nel grano delle radici in comune. È la storia delle prime farine dei nomadi, delle sacche dei viandanti e del pane dei frati: che è lo stesso dei mendicanti e dei carcerati».

vedi anche Breviario Mediterraneo di Predrag Matvejevic

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