Sentimento dello spazio

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Con un filosofo del paesaggio c’è movimento in giardino 24 marzo 2011

Filed under: architettura,arte,giardini,libri,natura — Sentimento dello Spazio @ 16:22

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Pane nostro di Predrag Matvejevic 23 marzo 2011

Filed under: antropologia,arte,libri,mediterraneo,natura — Sentimento dello Spazio @ 12:03

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Storia frettolosa ma veridica della deriva psicogeografica 21 marzo 2011

Filed under: antropologia,libri,mappe,psicogeografie — Sentimento dello Spazio @ 10:32

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Atmosferologia. Estetica degli spazi emozionali 13 marzo 2011

Filed under: antropologia,architettura,libri — Sentimento dello Spazio @ 12:32

«Si sa che l’atmosfera del pranzo è diversa da quella della cena, che i vecchi mobili hanno più atmosfera di quelli moderni, che perfino l’appetito può essere stimolato da un’atmosfera di calore e di fiducia, che a volte basta un motto di spirito per volgere in positivo l’iniziale atmosfera di diffidenza. Eppure, nonostante quest’indubbia familiarità con essa, la domanda ‘che cos’è un’atmosfera?’ è ancora priva di una risposta soddisfacente».

Tonino Griffero propone un’originale descrizione fenomenologica ed estetologica delle ‘atmosfere’, ossia delle qualità emotive irradiate dagli ambienti e dalle cose. Scopriremo così la loro azione esercitata sulla nostra affettività e sulla dinamica corporea, sul nostro stato d’animo e, di conseguenza, sui nostri comportamenti e giudizi. Valuteremo dunque l’efficacia delle atmosfere più di quanto siamo di solito razionalmente disposti ad ammettere e di quanto l’estetica tradizionale, unilateralmente orientata all’arte, abbia saputo riconoscere.

L’atmosfera di cui parla l’autore è un fatto assodato, specifico, tutt’altro che fumoso. Non si tratta della metafisicità di un’aura: “Le atmosfere sono sentimenti spazializzati, sono cioè, di volta in volta, la qualità emozionale specifica di uno ‘spazio vissuto’. Con questo concetto […] intendiamo qui, in prima approssimazione, lo spazio che esperiamo nel mondo della vita e rispetto al quale la geometria piana si rivela del tutto cieca” (p. 40).
Non si tratta quindi della svenevole e velleitaria presenza del genius loci che per decenni ha funestato – e tutt’ora ammalia – certa cattiva architettura. Lo “spirito dei luoghi” è qui semmai cosa ben più concreta: citando Theodor Lessing, “non è vero che sento la mia tristezza nel salice, il mio orgoglio nella rupe, la mia gioia nella nuvola, piuttosto il salice, la rupe e la nuvola sono […] animati in se stessi: demoni e anime identici a me stesso” (p. 58). L’atmosfera è concepita dunque come cosa proattiva, che ci “viene incontro”, come il bianco serpente che accoglie Enea sulla tomba del padre Anchise, immagine che ancora oggi ci offre la metafora più profonda del genius loci. Ogni luogo, ogni oggetto produce una propria, riconoscibile atmosfera: il mondo diventa quindi animato, in funzione chiaramente della presenza umana. Ma la presenza dell’uomo, sostiene Merleau-Ponty, è la condizione necessaria perché l’esperienza stessa del mondo abbia senso.
Non a caso buona parte dell’atmosferologia, che si articola attraverso “un linguaggio primario, pre-epistemologico” (p. 119) si sostanzia sul piano fenomenologico: così Griffero analizza nel dettaglio il modo in cui i sensi – soprattutto gli altri sensi, nel solco di una critica all’oculocentrismo – influiscono sulla percezione delle atmosfere. Si restituisce così all’olfatto la sua posizione centrale per la costituzione di spazi emozionali: dall’odorosa cella dei templi greci, alle cantine umide della poetica di Bachelard, alle caverne montane di Zumthor, fino ai pavimenti di legno di uno dei grandi “pentiti” dell’architettura moderna: Richard Neutra.
Una volta riconosciuta la centralità del concetto di atmosfera, Griffero ne delinea anche l’appropriazione operazionista che ne ha fatto “causa efficiente” nella progettazione di centri commerciali, ristoranti, casinò o discoteche. Accanto all’uso che ne fanno alcuni – rari –  autori dall’eccezionale caratura, l’atmosfera diventa quindi strumento di manipolazione proprio in virtù del suo carattere oggettivo e quindi ampiamente generalizzabile, concretizzando spesso il rischio di condurre ad un “intorpidimento” dovuto alle continue stimolazioni sensoriali (p. 19).
Il libro di Griffero, di piacevole ma non facile lettura, cui questa breve sinossi non può rendere giustizia, è uno studio approfondito e attento di una questione di grande importanza, pregna di numerosissime implicazioni soprattutto per la pratica dell’architettura. Chi vorrà leggerlo potrà trovare il bandolo di non poche matasse, ennesima riprova dell’importanza del pensiero estetico per l’acquisizione di una più ricca consapevolezza del fare architettura.