Sentimento dello spazio

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Bin-Jip 3 – Iron 24 ottobre 2010

Filed under: abitare,cinema — Sentimento dello Spazio @ 22:04





Siamo tutti case vuote e aspettiamo qualcuno che apra la porta e ci renda liberi. Un giorno il mio desiderio si avvera. Un uomo arriva come un fantasma e mi libera dalla mia prigionia. E io lo seguo, senza dubbi, senza riserve… Finché incontro il mio nuovo destino.                                                                                                                                                                                                                                                                                              Kim Ki-duk



Ferro 3 (Bin-Jip 3 – Iron)

di Kim Ki Duk
Corea  del Sud   2004



Abitare è percepire con i sensi e con il corpo rispetto gli spazi e gli oggetti secondo sequenze soggettive che si accumulano sino a formare uno strato di memorie.

L’abitare si attua nello spazio e nel tempo, si organizza attorno al corpo dell’abitante, presuppone una continuità e una quotidianità scandita dalla ripetizione: i gesti, le azioni, l’uso degli stessi strumenti, i sentimenti, fanno dell’abitare un rito che scandisce i ritmi quotidiani.

Nel film Ferro 3, Tae-suk trascorre le sue giornate entrando nelle case lasciate vuote occasionalmente dai proprietari: dorme sul divano, si fa la doccia, lava i panni, aggiusta gli oggetti che non funzionano, gioca a golf e si scatta fotografie con la sua camera digitale. Il tutto partendo da una porta chiusa a cui attaccare una finta segnalazione pubblicitaria la cui persistenza, al suo ritorno, gli segnalerà che quella casa non è abitata. Subito oltre la porta di ingresso si aprono mondi inaspettati e si comincia a capire il linguaggio dei luoghi sconosciuti: la segreteria telefonica ti accoglie e quel messaggio anonimo presto si collega immediatamente con le foto appese al muro e traccia la cornice, lo sfondo dello spazio che stai usando ed attraversando: i luoghi sono sempre di qualcuno e, stranamente, hanno sempre qualcosa di familiare. Probabilmente il protagonista in questi luoghi ricerca pace, armonia, distensione interiore. Un giorno, entrando in una casa, si accorge c’è una ragazza che ha dei segni di maltrattamenti sul viso  e Tae-suk, la prende con sé, per vagare insieme nelle case degli altri e condividere questo strano modo di vivere che trasforma, lentamente, la loro amicizia in amore, nella più totale assenza di parole, comunicando attraverso i gesti e gli sguardi. Il loro idillio si spezzerà solo con l’intervento di altre persone che non comprendono il loro mondo, forse temendolo, forse invidiandolo.


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