Sentimento dello spazio

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Campo d’attenzione n.3 3 luglio 2010

Filed under: arte,giardini,mostre — Sentimento dello Spazio @ 08:41

aiuola

Campo d’attenzione n.3 di Michela Pozzi, installazione permanente nel centro storico della Repubblica di San Marino in occasione del San Marino International Art Festival

piantine perenni e sassi

2009


Campo d’attenzione n.3

Testo a cura di Giacomo Podestà

In un mondo sempre più composto di identità vaganti e realtà culturali remote, la semplice coesistenza anonima non può essere più attuata come soluzione alle numerose questioni che una tale situazione pone.
Quando più diversità s’incontrano in uno stesso setting, è necessario instaurare un dialogo tra loro, che nella migliore delle ipotesi porterà a una ridefinizione della società in senso interculturale.
Ma questa possibilità è applicabile anche a luoghi fra loro diversi, in altre parole portatori di segni distintivi di realtà alle quali spesso non siamo abituati, o perché le abbiamo dimenticate, o perché appartengono a un background di riti e culture a noi distanti.
Questo è ciò che si propone anche il progetto Campo d’attenzione n.3 di Michela Pozzi, che viene presentato nella cornice del San Marino Art Festival, non a caso dedicato al recupero di elementi spaziali non sfruttati e realtà culturali diverse nell’ambiente sammarinese.
Ispirandosi al concetto di “residuo” elaborato da Gilles Clement nel suo Manifesto del Terzo Paesaggio, l’artista costruisce la sua istallazione a partire da cinque aiuole oggi non più sfruttate e incolte, poiché poste in un’area urbana poco frequentata. Questi elementi spaziali, un tempo così caratteristici, sono perciò divenuti dei “residui”, ossia degli spazi indecisi e sospesi in attesa di essere riqualificati.
A tal fine, l’intervento dell’artista si concentra nell’aiuola centrale, curandola e riqualificandola attraverso l’innesto di alcune piantine spontanee prelevate fuori dal territorio sammarinese, aggiornando così una realtà preesistente grazie a un segno distintivo straniero.
Si comprenderà allora come in questo caso la riabilitazione del paesaggio passi attraverso l’ibridazione dello stesso, mettendo così in luce l’aspetto socialmente costruttivo della (bio)diversità.

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