Sentimento dello spazio

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Sugli autobus chi legge un libro viaggia gratis 22 agosto 2015

Filed under: libri,silenzio,viaggio — Sentimento dello Spazio @ 09:42

Promuovere la lettura premiando chi legge (e non criticando chi non lo fa): ecco l’idea che ha spilettura_autobus_04nto la città rumena di Cluj-Nalettura_autobus_00poca a lanciare l’iniziativa Travel by book, regalando, per alcuni giorni, la possibilità di viaggiare gratuitamente a chi saliva a bordo degli autobus locali portando con sé un libro da leggere.

È accaduto in Romania, grazie all’intuizione di un privato cittadino amante della lettura, Victor Miron. Miron ha avanzato la proposta di concedere trasporti gratis a chi legge al sindaco, Emil Bloc, che a sua volta l’ha rilanciata sulla sua pagina Facebook, ottenendo un feedback molto positivo.

E così, dal 4 al 7 giugno scorsi, dopo un anno di impegno, lo spunto di Miron è finalmente diventato realtà: tutti coloro che leggevano un libro hanno potuto usufruire gratuitamente dei mezzi pubblici di Cluj-Napoca.

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Manifesto del blog “Sentirsi a casa” 26 ottobre 2014

Filed under: abitare,antropologia — Sentimento dello Spazio @ 08:30
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Questo Manifesto  è tratto dal blog Sentirsi a casa, un progetto di Afra Bacci e Lilli Bacci che nasce dalla condivisione e dall’amore per la casa, per gli spazi, per i luoghi che sianonel loro “sentirsi a casa”, per cogliere le tracce dello spazio che viviamo.

 

SENTIRSI A CASA

Manifesto

«Abitare significa lasciar tracce»
Walter Benjamin
Parigi capitale del XIX secolo (trad.it.1986)

Cosa è sentirsi a casa12

casa significa spazio, tracce, cura, atto magico.
Tutti gli spazi che abitiamo diventano “nostri” perché, lasciando le proprie tracce, lo spazio resta segnato dalla nostra presenza, diventando quindi il nostro spazio.
lo spazio segnato è casa
casa sono le fotografie appese nelle stanze; le conchiglie raccolte al mare; il bicchiere con la rosa del terrazzo; i disegni dei bambini sul frigorifero; casa sono i disegni dell’amore che non c’è più; l’orologio a cucù che ora è rotto; casa a volte è l’ordine e la pulizia asettica; casa è la sciarpa della squadra preferita; la scatola di pasta da fare col barattolo di sugo portato dal paese natìo; il calendario che scandisce i giorni; sono tutti i santi che proteggono; è farsi le manicure; è cucinare per qualcuno, è occuparsi di qualcosa, è tenere pulito il sottopassaggio; è la montagna di libri da circumnavigare
casa è….continuerete voi…!

Immagini del sentirsi a casa10473619_906336949384090_2970247757888796451_n
levarsi le scarpe e percorrere a piedi nudi le stanze; leggere un libro in cui ritrovarsi;
ritagliare un articolo bello dal quotidiano appena letto e attaccarlo con la pinza alla lampada del tavolo; scrivere qualcosa per sé; ripescare una foto del passato e tenerla in evidenza; cogliere l’ultima rosa del giardino e infilarla in un bicchiere con l’acqua mettendola sul comodino; offrire un té nella teiera nera giapponese e sdraiarsi sul divano a sorseggiarlo; annaffiare le piante sul balcone; ascoltare una musica, vedersi un film alla televisione mentre fuori sta piovendo a dirotto; sistemare i vestiti nell’armadio; attaccare un quadro ad una parete; lavorare di notte alla luce della lampada e nel silenzio; cucinare per tutti; togliersi l’orologio e svuotarsi le tasche; mettersi abiti comodi e sformati; chiamare la gattina che subito arriva festosa; provare la ricetta di una torta di mele; sverniciare un vecchio mobile di domenica pomeriggio…
sentirsi a casa è…continuerete voi…!

Vogliamo indagare il “sentimento dell’abitare
questo è ciò che mette in movimento la ricerca, che inizia un percorso tra le tracce umane negli spazi abitati.
Si tratta di creare o ri-creare, più o meno consciamente, il proprio angolo/casa/rifugio, il proprio “sentirsi a casa”.
Si tratta di osservare con attenta curiosità, rispetto e passione gli angoli abitati (casa/angolo/“tana”) e i suoi oggetti come rivelazione di chi abit10419027_899547813396337_2052538505478417319_na questo spazio attraverso le cose.
Sarà importante perché questa rivelazione non è solo psicologica ma anche culturale, antropologica e sociale!

Vogliamo tradurre e interpretare il linguaggio dell’abitare attraverso l’analisi del luogo abitato dalle nostre tracce. Insieme verificheremo come qualsiasi spazio venga contaminato, influenzato, tracciato da colui che lo vive anche solo per un tempo limitato, come un bisogno – che viene dal profondo – di segnare il proprio territorio, sia esso il tavolo dell’ufficio o il letto dell’ospedale.

lo sguardo con cui osserveremo e fotograferemo i luoghi sarà lo sguardo di chi entra col proprio corpo in uno spazio abitato e vede “piccolo”, vede il dettaglio, la traccia che rivela, esprime, rappresenta e concretizza lo spazio. Vivremo da etnografi, un incontro empatico con la nostra casa e le case degli altri

Perché
Ci proponiamo di analizzare dimore, spazi – anche solo angoli abitati, con diverse caratteristiche – per capire se possano restituire al soggetto che abita nutrimento affettivo e identità personale e culturale, e se, attraverso questo, sia possibile una lettura chiarificatrice della realtà dell’abitare.

Per chi
per voi che amate le tracce, gli angoli vissuti,
per chi si sente un po’ interior design, un po’ antropologo
Pubblicheremo le foto dei vostri angoli, degli spazi che osserverete
per voi che non riuscite mai a sentirvi a casa, per voi disordinati, per voi che la casa è solo un dormitorio e vi sentite a disagio
Possiamo aiutarvi a rendere la vostra tana più accogliente con pochi e piccoli accorgimenti

http://sentirsiacasa.com

 

Al Tavolo 3 agosto 2013

Filed under: antropologia,arte — Sentimento dello Spazio @ 07:47

Al Tavolo, di Marco Belpoliti, Doppiozero, 21 gennaio 2013

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Luoghi: Istria

Filed under: geopolitica,libri,mediterraneo,silenzio — Sentimento dello Spazio @ 07:31

L’Istria è un luogo di respiro, un luogo di riposo, un confine. Per Bora Ćosić, Mirko Kovač e altri scrittori belgradesi, durante gli anni di guerra di fine Novecento, è stato il luogo dell’esilio interno. Per molti intellettuali del melting pot jugoslavo anche uno spazio simbolico. Che gli smottamenti della storia e della politica non sono riusciti a distruggere. La sua multietnicità ricorda la Jugoslavia, la sua decadenza si nutre di un senso di nostalgia che condensa il mito mitteleuropeo jugoslavo e comunista.

L’identità spaziale dice quanto l’ambiente possa essere vissuto come un nemico e una minaccia, sentirsi in-place è l’obiettivo di ogni processo di integrazione, l’Istria riesce a trasmetterlo a chi viene da vicino e da lontano. È ancora recente la ricerca del rapporto che si stabilisce con il luogo come “uno spazio fisico che ha acquisito un significato soggettivo per l’individuo” (cfr. T. G. Gallino, Luoghi di attaccamento. Identità ambientale, processi affettivi e memoria, Raffaello Cortina Editore, Milano, 2007) e con il quale dunque si instaura un legame affettivo. Le mete di vacanza sono un’occasione per scoprire le nostre tipologie di attaccamento ai luoghi –  emotivo-familiare, estetico, funzionale, socioemotivo, cognitivo-culturale.

1069342_10200135108483812_274598738_nLe mie due lingue croato-italiano qui sono una sola. In Istria sono bilingui quasi tutti, il 90% circa della popolazione usa l’italiano tutti i giorni (Il Piccolo di Trieste vende tremila copie con La voce del popolo). E dato che gli italiani oggi sono poco più di ventimila, in ogni caso una minoranza, è facile accorgersi, a Pola come a Fiume, a Motuvun come a Buzet, quanto la lingua di Dante sia “veicolare” per gli autoctoni e i turisti, gli scrittori e i camerieri. Il dialetto veneto dei più anziani, l’istriano ciacavo degli etnografi locali e l’istrioto dignanese delle poesie di Loredana Bogliun, così come l’italiano televisivo dei ragazzini, sono pezzi di storia e di memoria rimescolati dall’attualità. Così si produce quell’unicum di cui i locali sono così fieri, l’istrianità. La presenza austro-ungarica dopo il 1867, la dominazione fascista, l’esodo di 300, 350 mila italiani tra il 1945 e il 1948, i rovesciamenti della storia d’Europa che qui, ogni volta, ha spostato un confine, hanno reso gli istriani politicamente tolleranti. Il regionalismo è la linea della Dieta democratica istriana che ha lottato contro il nazionalismo del partito di Franjo Tuđman e ora fa parte della coalizione al governo. In Istria, dove i venti di guerra non hanno fatto breccia, le case del “nemico” serbo non sono state né saccheggiate né minate, politici e militari hanno scongiurato ogni violenza. “Appartenere alla cultura italiana” è stato, nel passato prossimo, un modo per fuggire tanto la miseria, quanto un’oppressiva croaticità. La questione del bilinguismo ripropone l’eterno scontro fra centro e periferia, fra i desideri di controllo territoriale della metropoli e l’insofferenza di un’area, divisa fra Slovenia e Croazia, che si sente da tempo una regione europea.

In Istria mi ritrovo outdoor. Dal ritmo della stanza d’analisi, un regolamento spazio-temporale sospeso tra il senza tempo dell’inconscio e i calcoli minuti dell’ora, allo scorrere del ciclo di vita – le stagioni che non ci sono più nella nostra temporalità quotidiana. L’atelier istriano riattiva l’incrocio linguistico dell’incontro con l’altro, piaceri dal sapore d’infanzia. Il tempo dell’estate diventa il segno del limite umano.

“Luogo di accesso e sprofondamento della mente nella dimensione fisica del lavoro, l’atelier è un limen, una porta. Tutte le volte che vi si penetra, è come se ci si addormentasse rispetto al mondo circostante e ci si risvegliasse nell’opera, avendo unicamente l’opera per orizzonte e per lingua. L’atelier non è né il momento della veglia, né quello del sonno, quanto piuttosto il momento di transizione da una fase ad un’altra: la condizione piuttosto inafferrabile del cambiamento”

(in Elisabetta Orsini, Atelier. I luoghi del pensiero e della creazione, Moretti&Vitali 2012).
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Emma Orbach, la donna che vive come un hobbit a impatto zero 1 febbraio 2013

Filed under: Abitare diversaMente,antropologia,silenzio — Sentimento dello Spazio @ 15:01

Emma Orbach, la donna che vive come un hobbit a impatto zero

di Roberta Ragni su Green me.it

 

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40 anni senza contatti umani nella profonda Taiga siberiana

Filed under: Abitare diversaMente,antropologia — Sentimento dello Spazio @ 14:09

SIBERIA ANNO ZERO
di Davide Coppo

da Rivista Studio
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Ode al sentimento dello spazio 18 novembre 2012

Filed under: abitare,antropologia,arte — Sentimento dello Spazio @ 18:36

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